23.5.11

La Città e l'Acqua

[Roma - barche sul Tevere]
Tutte le nostre città sono legate all’acqua: alcune, come Roma, sono nate là dove un isolotto (l’isola Tiberina) rendeva più agevole il guado di un corso d’acqua (il Tevere); altre, come Milano, sono sorte dove l’acqua era talmente abbondante da richiedere opere di bonifica e da rendere possibile una fitta rete di canali navigabili; altre ancora, come Venezia, si sono sviluppate su isole al riparo da visite indesiderate.




Con il tempo però le cose sono cambiate. L’energia elettrica ha soppiantato l’uso dell’acqua come forza motrice e l’automobile ne ha vanificato l’uso come infrastruttura per il trasporto. In nome del progresso molti paesaggi idrici urbani, come le reti di canali di Milano e di Bologna, sono stati cancellati.
Oggi grandi reti di distribuzione prelevano l’acqua da posti sempre più lontani dai luoghi di utilizzo.
[Torino - opifici a Borgo Dora]
Il nostro modello di uso dell’acqua (prelievo, distribuzione, uso, fognatura, depuratore, restituzione al corpo idrico) comporta uno spreco di risorse idriche ed energetiche. Inoltre, l’impermeabilizzazione dei suoli dovuta all’urbanizzazione impedisce lo svolgersi del ciclo naturale dell’acqua (che, piovendo, dovrebbe penetrare attraverso i diversi strati del terreno per arrivare alle falde profonde e alimentare le riserve idriche naturali).
[Milano - bagno nei Navigli]
Il sovrasfruttamento dell’acqua e l’impedimento del suo ciclo naturale contribuiscono alla perdita di produttività dei suoli e sono causa di dissesti idrogeologici.
La domanda di acqua potabile nel mondo è raddoppiata negli ultimi 40 anni[1], le risorse idriche diminuiscono, si usa più acqua di quella che è possibile prelevare senza causare danni a falde e fiumi. In molte zone del pianeta l’agricoltura è resa possibile solo dall’estrazione di acqua fossile, non rinnovabile e quindi destinata a esaurirsi.
[Bologna - lavandaie al canale di Reno]
Se non vogliamo ritrovarci senza acqua e circondati da paesaggi aridi e sterili è necessario ridurre i consumi idrici (attraverso il riuso delle acque grigie e delle acque meteoriche) e aumentare la capacità del suolo di drenare e assorbire l’acqua, per immetterla nuovamente nel suo ciclo naturale. E, perché no, rimediare ad alcuni errori fatti e riportare l’acqua nelle città, con i benefici che derivano per nostri sensi dal rumore del suo scorrere e dal luccichio dei suoi riflessi.
[Verona - mulini sull'Adige]


Ma soprattutto è importante non dare per scontata l’abbondanza d’acqua per i nostri usi quotidiani e avere bene chiaro che l’acqua è un bene naturale, ecosistemico, pubblico. E non è una merce!


[Riccardo Magnisi]




[1] Fonte: Millennium Assessment Report, 2005

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