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| [Monumento continuo, Superstudio 1969] |
Spazio e corpo nascono di per sé spogli di qualsiasi ornamento.
Agli albori dell'umanità gli spazi erano definiti dalla natura stessa che disegnava radure, grotte, alcove e pianure. La definizione dello spazio (inteso in questo scritto come lavorazione del mondo) e del corpo è dunque opera di significazioni progressive, di stratificazioni di usi e tradizioni.
La manifestazione di tali particolari connotazioni è una operazione culturale particolarmente influente la vita degli uomini e come tale necessita di regole e concordate modalità di azione.
La coerenza di tali rappresentazioni (intese appunto come costruzione e interpretazione ) diventa dunque centrale perché da esse dipende l'augurato ordine sociale.
Sempre in questa ottica è possibile interpretare anche l'enorme quantità di studi sull'organizzazione spaziale e fisica al tempo dei grandi imperi così come dei grandi regimi totalitari. (Galimberti).
Partendo dal corpo e da uno spazio “unità” come la casa, la quale è da sempre punto di riferimento essenziale per l'uomo, è possibile studiare come l'importanza delle rappresentazioni pubbliche abbiano investito (e rivestito) di ornamenti, suppellettili, e decorazioni ogni stanza, intensificando i significati li dove l'esposizione al pubblico è maggiore.
Spazio e corpo non sono dunque mai oggetto di pratiche disinteressate ma anzi nell'uno e nell'altro è possibile scorgere i più importanti espedienti delle pratiche di riproduzione di società.
Il corpo agisce come strumento capace di avvicinare l'idea al suo reale compimento, ma anche questo può essere scomposto in una parte cosciente e incosciente o di costruzione.
Proseguendo nell'analisi sempre più rappresentazioni investono lo spazio e il corpo. Le strade, le piazze, sono sintassi di un piano ben preciso, di un idea coerente o di una idea (corrente) di Storia.
Solidificano costumi e aspettative di una società, sono il palcoscenico nel quale le masse si esibiscono ed anzi, generalizzando, lo spazio pubblico è quasi sempre palcoscenico in quanto altro rispetto alla costruzione della rappresentazione.
Le modalità di educazione del pubblico sono ovviamente molto più complesse, ma coinvolgono in gran misura gli spazi e i corpi nonché l'organizzazione del tempo.
Essere fuori luogo è quindi un modo di dire che indica la coerenza necessaria ad una corretta rappresentazione ed è uno status che può essere vissuto con militante anticonformismo o lacerante disagio esistenziale. L'inclusione in un gruppo o in una comunità si manifesta ad esempio attraverso l'uso di determinati abiti o la frequentazione di determinati luoghi.
Può accadere dunque che una rappresentazione coerente causi una immedesimazione tale da imbrigliare il situazionismo dei corpi e la trasformabilità dei luoghi.
La fissità che ne deriva è deleteria per entrambi ed entrambi reagiscono con particolari modi che provocano deterioramento, abbandono o vandalismi.
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| [Piazza Venezia, foto storica] |
Prendendo ad esempio il caso di piazza Venezia a Roma, la quale è stata uno dei luoghi centrali delle rappresentazioni del potere del secolo passato, si potrebbe azzardare una interpretazione di questo genere:
Il suo ruolo istituzionale inizia nel 1882 quando venne decisa la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II. La piazza assume dunque un forte significato rappresentativo che si manifesta nella sua coerenza con un trattamento simmetrico dell'impianto planimetrico, con la gerarchizzazione delle strade e l'assialità delle viste in uno stile propriamente ottocentesco.
Con lo spostamento della salma del milite ignoto della prima guerra mondiale la piazza è arricchita con un "altare della patria" e diventa dunque meta di manifestazioni e onorificenze nazionali.
Durante gli anni del fascismo Mussolini sposta la sede del suo quartier generale nella sala del mappamondo del palazzo Venezia e grida i suoi proclami dal balcone del palazzo che da sulla piazza. La piazza diventa la sede. Il rapporto diretto con i vertici più alti del partito avviene tramite un balcone.
L'ultimo segno forte e coerente è dunque questo. La piazza non è stata ridisegnata da quel momento e l'eccessiva coerenza delle rappresentazioni inscenatevi hanno forse provocato l'abbandono dello spazio destinandolo a mera rotonda stradale.
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| [vista degli scavi per le indagini archeologiche a piazza Venezia] |
Permane però il forte significato simbolico del balcone che ancora riceve saluti romani e ovazioni.
Quali poteri o quali sentimenti scomoderebbe il ridisegno di piazza Venezia? Come modifica gli spazi il potere oggi? La metropolitana C per adesso ha solo riportato alla luce reperti, ha solo riscoperto quel che era stato ricoperto qualche decennio fa e il progetto per una archeo-metro sembrerebbe più la voglia di un confronto con un passato di cui conosciamo ben poco e che poco potrebbe contestare le nostre decisioni.



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