Anche Buenos Aires adesso ha un suo programma per supportare il trasporto pubblico con l’uso di biciclette. Mejor en Bici nasce per adeguare la capitale argentina agli standard già proposti in altre grandi capitali (Washington, Paris, Barcelona, Bogotà) che rispondono alla congestione del traffico automobilistico dotando i cittadini di biciclette (gratis o per pochi spiccioli) e disponendo nel tessuto urbano piste ciclabili protette.
Il Bike Sharing
La bici è indubbiamente il miglior mezzo per muoversi nelle nostre città (soprattutto italiane) che mantengono ancora (almeno nei loro centri di commercio e nella maggior parte del costruito) i caratteri di concentrazione delle attività utili alle esigenze quotidiane.
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| [White bike] |
La prima generazione di bike-sharing risale al 1964 ad Amsterdam con le White Bike, normali bici dipinte di bianco lasciate per strada e rese utilizzabili da tutti. Chi lo desiderava poteva guidare la bici bianca fino alla sua destinazione e poi parcheggiarla per il prossimo ciclista. Purtroppo il sistema collassò dopo pochi mesi perché le bici pubbliche sparivano sempre.
Quasi trent’anni dopo, nel 1995, la seconda generazione fu lanciata a Copenhagen. Era chiamata Bycyklen o City Bikes, e aveva differenze sostanziali con la prima perché le bici erano concepite per l’uso specifico del bike sharing con gomme piene e dovevano essere prese e riportate nello stesso posto di deposito. L’anonimato degli utilizzatori fece si che moltissime bici venissero rubate.
Un nuovo ramo di bike-sharing è quello che parte nel 1996 alla Portsmouth University in Inghilterra: Bikeabout. Una carta magnetica per gli studenti permetteva di affittare la bici. Questo esempio e la terza generazione di bike-sharing furono dotati di “furbizia elettronica” che potesse permettere un uso comodo per gli utenti e la sicurezza che le bici non venissero rubate per il Comune o l’Università che forniva le bici.
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| [Il Velib] |
Da questo momento in poi il bike-sharing crebbe notevolmente in tutta Europa e in America soprattutto grazie allo sviluppo di tecnologie di telecomunicazione e al grande successo dell’esperimento Velo’v di Lyon. Nel 2007 Paris ha lanciato il suo programma Velib’ con oltre 20600 bici. Questo grande investimento cambiò le sorti del bike-sharing nel mondo. Da questo punto in poi molte industrie hanno cominciato a produrre le proprie soluzioni tecnologiche.
In Sud America il primo caso è quello di Rio de Janeiro, poi Santiago e Buenos Aires, il Medio Oriente ha Tel Aviv, in Australia Melbourne e Brisbane.



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