14.2.11

Cities in Flux

[immagini da boeristudio.it]
Alla British school di Roma è aperta da qualche giorno l’esposizione BIOMILANO curata da Stefano Boeri. La mostra è inserita all’interno del programma di Three Cities in Flux: un calendario lungo un anno e mezzo che coinvolge professionisti della pianificazione europea e mondiale come: Ricky Burdett, Peter Murray, Bob Allies, Stefano Boeri, Henk Ovink, Reinier de Graaf, Francesco Cellini intorno al tema della rigenerazione urbana.



La mostra di Boeri era esattamente quel che mi aspettavo. Visioni, disegni, diagrammi a metà strada tra l’utopia e la cruda realtà: progetti per un futuro in cui cibo e terreni coltivabili scarseggeranno e la crisi del mercato del lavoro ci costringerà ad essere –come dicono- più austeri, sicuramente un po’ più autarchici, un po’ più contadini. Progetti per una società che non esiste ancora ma che già coltiva allegramente frutta e verdura nei plastici e nelle assonometrie.

[immagini da boeristudio.it]


Sembra che si voglia finalmente rimediare agli eccessi. E mentre alcuni pianificatori decidono ancora quale firma questa generazione debba lasciare sulla tabula rasa delle zone d’espansione edilizia, altri testano termini e una nuova organizzazione territoriale, si esprimono con Manifesti (… del Paesaggio e del Terzo Paesaggio, del Bosco Verticale, fino al nostro dei Villaggi Agricoli), usano e definiscono nuovi concetti. È comunque un successo!

Ho ripensato li ad alcuni documenti che riguardavano la bonifica dell’Agro Romano e Pontino. L’idea di circondare la città (Londra, Berlino, Roma…) con una cintura verde di boschi e coltivazioni non è affatto nuova. Green belt in vero stile inglese a parte, proprio nel periodo in cui nasceva l’Italia e il commercio globale di beni non era cosa per tutti, si pensò bene di bonificare la campagna intorno a Roma, la quale era afflitta dalla malaria e incolta, per produrre alimenti freschi e italiani. Era la fine dell’800. Il potere della Nazione era molto forte, da subito si cominciarono a costruire borghi agricoli (che nel progetto di Boeri sono le 60 cascine), casali e infrastrutture intorno a Roma. 


[la stratificazione del potere a Roma dall'Impero al watchfare]
[La zona decichilometrica]


Ad una forte idea di organizzazione territoriale si affiancò un progetto sociale senza precedenti nella storia d'Italia che continuò fino alla fine del ventennio fascista. Migliaia di famiglie migrarono nelle campagne romane contribuendo alla realizzazione del paesaggio che è ancora possibile osservare nelle campagne che sono sfuggite all'ultima ondata di speculazioni. 

Quel che più mi incuriosì fu la zona decichilometrica, ennesimo cerchio concentrico usata per la pianificazione territoriale romana –vedi ad esempio: le mura aureliane (raggio 3k), la cintura trincerata (7km), il Gra (11km)- la zona decichilometrica (prima 10km poi estesi a 15) conferiva al progetto di bonifica quell’ambizione utopistica che solo gli interventi ottocenteschi avevano, estendeva la riqualificazione urbana a tutto il suburbio romano, ma soprattutto era uno strumento inequivocabile per trattare con i proprietari terrieri di espropri e investimenti. Al di fuori della circonferenza erano le aree da bonificare e quelle in cui edificare i centri di colonizzazione che furono progettati per dotare la città di «una nuova cintura di orti e di frutteti in sostituzione dell’antico suburbio che andava man mano scomparendo con l’estendersi delle nuove costruzioni edilizie».

[vista di un borgo con orti e coltivazioni]
All’interno di questo interessantissimo documento troverete i metodi insediativi, il progetto sociale, i prospetti delle residenze coloniche, i contratti e le strategie per coordinare risorse ambientali ed umane.

Roma e Milano circondate da orti e frutteti mi hanno subito affascinato e sono contento che certe idee ritornino magicamente in voga nel corso della Storia.

Nessun commento:

Posta un commento