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| [immagini da boeristudio.it] |
La mostra di Boeri era esattamente quel che mi aspettavo. Visioni, disegni, diagrammi a metà strada tra l’utopia e la cruda realtà: progetti per un futuro in cui cibo e terreni coltivabili scarseggeranno e la crisi del mercato del lavoro ci costringerà ad essere –come dicono- più austeri, sicuramente un po’ più autarchici, un po’ più contadini. Progetti per una società che non esiste ancora ma che già coltiva allegramente frutta e verdura nei plastici e nelle assonometrie.
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| [immagini da boeristudio.it] |
Sembra che si voglia finalmente rimediare agli eccessi. E mentre alcuni pianificatori decidono ancora quale firma questa generazione debba lasciare sulla tabula rasa delle zone d’espansione edilizia, altri testano termini e una nuova organizzazione territoriale, si esprimono con Manifesti (… del Paesaggio e del Terzo Paesaggio, del Bosco Verticale, fino al nostro dei Villaggi Agricoli), usano e definiscono nuovi concetti. È comunque un successo!
Ho ripensato li ad alcuni documenti che riguardavano la bonifica dell’Agro Romano e Pontino. L’idea di circondare la città (Londra, Berlino, Roma…) con una cintura verde di boschi e coltivazioni non è affatto nuova. Green belt in vero stile inglese a parte, proprio nel periodo in cui nasceva l’Italia e il commercio globale di beni non era cosa per tutti, si pensò bene di bonificare la campagna intorno a Roma, la quale era afflitta dalla malaria e incolta, per produrre alimenti freschi e italiani. Era la fine dell’800. Il potere della Nazione era molto forte, da subito si cominciarono a costruire borghi agricoli (che nel progetto di Boeri sono le 60 cascine), casali e infrastrutture intorno a Roma.
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| [la stratificazione del potere a Roma dall'Impero al watchfare] |
Quel che più mi incuriosì fu la zona decichilometrica, ennesimo cerchio concentrico usata per la pianificazione territoriale romana –vedi ad esempio: le mura aureliane (raggio 3k), la cintura trincerata (7km), il Gra (11km)- la zona decichilometrica (prima 10km poi estesi a 15) conferiva al progetto di bonifica quell’ambizione utopistica che solo gli interventi ottocenteschi avevano, estendeva la riqualificazione urbana a tutto il suburbio romano, ma soprattutto era uno strumento inequivocabile per trattare con i proprietari terrieri di espropri e investimenti. Al di fuori della circonferenza erano le aree da bonificare e quelle in cui edificare i centri di colonizzazione che furono progettati per dotare la città di «una nuova cintura di orti e di frutteti in sostituzione dell’antico suburbio che andava man mano scomparendo con l’estendersi delle nuove costruzioni edilizie».
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| [vista di un borgo con orti e coltivazioni] |
All’interno di questo interessantissimo documento troverete i metodi insediativi, il progetto sociale, i prospetti delle residenze coloniche, i contratti e le strategie per coordinare risorse ambientali ed umane.
Roma e Milano circondate da orti e frutteti mi hanno subito affascinato e sono contento che certe idee ritornino magicamente in voga nel corso della Storia.






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