17.10.10

Un Giorno a Roma Capitale della Biodiversità

[Roma Capitale della biodiversità, Greco '10]
Così è come potrebbe andare la vita quando i paradigmi di sostenibilità ambientale e sociale avranno messo le loro radici nelle nostre istituzioni e nelle tecniche di disegno e organizzazione di una città, o, forse, solo a Roma e dintorni.
Immagino che tu abbia scelto questa città per vivere perché sei un appassionato coltivatore e un instancabile sostenitore della smart economy.


Agricoltura e orti urbani
Ogni nucleo familiare soddisfa gran parte del suo fabbisogno alimentare grazie ad un orto privato o condominiale. Se hai la mattinata libera dal lavoro ne approfitti per raccogliere qualcosa, per assaggiare qualcos’altro. Fai una passeggiata fra gli orti o t’incammini lungo il fiume per fare un po’ di bird watching. Tutti i campi che la vecchia città stiracchiata aveva lasciato vuoti o abbandonati sono stati assegnati a gruppi di persone, cooperative o comunità e sono coltivati. Sono fioriti decine e decine di piccole aziende che producono e vendono cibo, invitano le scuole, curano il terreno e lo preservano dalle discariche abusive e dalla speculazione edilizia. A Roma si coltiva molto, ma, credo tu debba sapere, che è anche impossibile coltivare “troppo”. Ognuno fa quel che può per le proprie necessità ed il rispetto del suolo è garantito dalla impossibilità di utilizzare le grandi attrezzature che permetterebbero le coltivazioni intensive ed un conseguente impoverimento della biodiversità. Il verde più prossimo alle abitazioni è intensamente coltivato, man mano che ti allontani dal centro abitato le coltivazioni si diradano e l’uomo può muoversi solo per sentieri che attraversano le grandi macchie dei suoli in evoluzione. Molte aree infatti sono state abbandonate ed è stata la natura stessa a riprenderne possesso, biodegradando, sciogliendo, eliminando ogni traccia della passata guerra urbano-rurale.

Mobilità
A Roma vai a piedi o in bicicletta. Ci sono chilometri di tracciati, sentieri, scorciatoie e ne puoi sempre creare di nuovi. Percorrendo la zona a piedi, degerarchizzando il territorio, col tempo, ti accorgerai del fiorire di centinaia di piccole attività che vivono grazie al transito delle persone: piccole bancarelle, negozietti, ristoranti, bar. Tutte quante sorgeranno negli interstizi e in quegli enormi marciapiedi, negli ormai inutili parcheggi e ai bordi delle strade. Ti accorgerai della tua nuova resistenza fisica e prenderai consapevolezza delle distanze che puoi percorrere coi tuoi nuovi mezzi (3-4 km in un ora a piedi, 20-25km in un ora in bici) o, per esempio, delle mode che cambiano. L’abbigliamento sarà diverso, l’idea stessa di pulizia, forse, sarà del tutto nuova e rivisitata.

[Roma Capitale della biodivesità, Greco '10]
Comunità e disegno urbano
Le possibilità prima citate creano quella che a molti piace definire: democrazia di prossimità, alla quale aggiungerei l’aggettivo “isotropa”. Una rete di organizzazione locale e di partecipazione mirata al conseguimento degli obiettivi che una comunità si impegna a raggiungere.  Ovviamente tutto questo è reso possibile da un disegno urbano che garantisca a tutti il diritto alla accessibilità territoriale e la possibilità di costruire la propria felicità direttamente ed indirettamente da quella della comunità. Una riforma agraria forse, la polverizzazione delle proprietà più grandi, il cominciare a misurare la terra coi passi e non più con carte geografiche e righelli.

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